Sviluppo App: WiFi Italia, facciamo il punto della situazione

Lo sviluppo app parte sempre da idee vincenti, ma a volte, di queste idee, se ne parla solo quando gli uffici stampa lanciano la notizia. E poi cosa succede? Sono veramente troppe le applicazioni sul mercato per seguirle tutti e vedere come si sviluppano. Il mercato app mobile è florido e continuerà a crescere anche nei prossimi anni. Ma nel settore vigerà una sorta di legge di Darwin. Una selezione naturale che dividerà le app vincenti da quelle perdenti. E in mezzo? Quelle che avevano un ottimo potenziale, ma che per un motivo o per un altro “non si sono applicate”. È questo il caso di WiFi.Italia? L’app che mappa gli hotspot WiFi pubblici sul territorio italiano non sta decollando. E nonostante le alte aspettative, rischia di essere un flop. Ma andiamo a esaminare la situazione da vicino.

Sviluppo App: WiFi Italia, flop o no?

Spesso quando sentiamo la parola Italia a strumenti di innovazione digitale, il primo pensiero corre subito a Italia.it, il “sito vetrina del Paese”. Nell’ottobre del 2014, il Corriere della Sera gli dedicò un articolo. Il titolo? Impietoso: “Italia.it, un’occasione persa costata venti milioni di euro”. All’onore delle cronache salirono diverse gaffe, tra cui stipendi non pagati ai dipendenti e dimissioni dirigenziali. Su Italia.it ci sono altri progetti, ma appare chiaro come l’intenzione originaria di quel sito sia stata fallimentare.

Di qui, anche su WiFi.Italia veleggia lo spettro del flop, sebbene non sia ancora detta l’ultima parola. Cominciamo dalle basi, Ovvero, cos’è WiFi.Italia? Si tratta di un’applicazione consente agli utenti di appoggiarsi agli hotspot pubblici sul territorio italiano, utilizzando le stesse credenziali. Quindi, una rete centrale di connessioni pubbliche in città e siti diversi, alle quali è possibile accedere con l’identico sistema di riconoscimento. Potenziale altissimo, insomma. Perché grazie a WiFi.Italia, si risparmia sulla tariffa dello smartphone quando non si è allacciati a un WiFi pubblico. Inoltre agevola la vita e le tasche dei turisti. Last but not least, contribuisce a rendere ancora più digitale il vestito ancora infantile che il nostro Paese intende indossare nel più vicino futuro possibile.

Ora, detto questo va precisata una cosa: WiFi.Italia è stata fortemente voluta dal Ministero dello Sviluppo Economico. Dietro la realizzazione di questa applicazione, dunque, c’è ancora una volta la politica (come per Italia.it). E come per il sito sopraccitato, a oggi WiFi.Italia è a un punto morto, visto che la mappa è quasi la stessa registrata al momento del lancio. Tuttavia, è ancora presto per parlare di flop?

Sviluppo App: WiFi Italia, a che punto siamo?

Sviluppo App WiFi.Italia: quale futuro?

La situazione è critica. Al momento del lancio, gli hotspot pubblici segnalati a Roma erano sei. Oggi, a quattro mesi di distanza, sono ancora sei. In base ad alcuni raffronti, si nota come in alcune zone vada un po’ meglio rispetto alla capitale. In alcune aree della Toscana ad esempio. Anche Milano se la passano meglio. Non in modo eccezionale, ovviamente, ma ci sono stati dei piccoli sviluppi. Comunque troppo poco per un’app dal potenziale vincente.

La presentazione dell’app sugli store recita:  “Il progetto parte nell’estate 2017. E la copertura della rete integrata crescerà anche grazie alle sollecitazioni degli utenti alle istituzioni pubbliche delle loro città, a entrare nel progetto wifi.italia.it, federare i loro punti WiFi e garantirne il funzionamento e la velocità di connessione”.

Al di là di ogni opinione che si possa fare, da questo messaggio si evince una cosa: il progetto dell’app WiFi.Italia sarebbe dipeso dalle “sollecitazioni degli utenti alle istituzioni pubbliche delle loro città”. La deresponsabilizzazione dello sviluppo app di WiFi.Italia è uno dei temi chiave su cui aprire un dibattito serio sulle vere intenzioni di rinnovare digitalmente il Paese. Come accaduto per Italia.it, il processo di innovazione digitale comunicato dallo Stato è solo propaganda o c’è qualcosa di più serio e concreto?

(Daniele Sforza)

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